ARMONIE D’ARTE Network
K R 7 0 M 1 6
N A U F R A G O S E N Z A N O M E
10 luglio 2026 ore 22.00
Orto Botanico
Soverato (CZ)
Scritto, diretto e interpretato da
Saverio La Ruina
e con
Cecilia Foti e Dario De Luca
Musiche originali Gianfranco De Franco
Disegno luci e illustrazione Dario De Luca
Luci e audio Daniele Nocera
Costumi Cecilia Foti
Responsabile allestimento Giovanni Spina
Assistente alla regia Rosy Parrotta
Produzione Scena Verticale
Una nuova scrittura che continua il lavoro di scavo dentro le ferite aperte della Storia, sul fronte reale, concreto, delle Differenze là dove il Mediterraneo restituisce corpi senza vita, nomi cancellati, storie spezzate.
Senza rinunciare all’ironia, l’autore ci presenta l’incontro in un cimitero tra una vittima della migrazione clandestina e una della shoah in una dimensione visionaria e surreale.
Fin dal titolo, dove «KR» indica la provincia, «70» il settantesimo ritrovamento, «M» che si tratta di un maschio e «16» l’età, il lavoro porta l’attenzione su quanto è difficile l’esercizio della memoria storica, quanto è facile ricordare i vincitori, arduo dare una voce agli sconfitti.
Dietro ogni naufragio c’è un nome che non verrà mai inciso su una lapide e senza un corpo su cui piangere non ci può essere l’elaborazione del lutto, come ci insegna la struggente supplica di Priamo, re di Troia, quando chiede ad Achille la restituzione del corpo del figlio Ettore.
L’insulto finale è la cancellazione dell’identità, quella appunto che reclama KR70M16.
Rodolfo Di Giammarco – la Repubblica – 16.03.2026
Raggiunge una dimensione metafisica che è toccante e fragile, il testo creato e cointerpretato da Saverio La Ruina, autore europeo da quando la Comédie Française ha adottato e tradotto il suo monologo Dissonorata. (…) Le conversazioni sull’identità perduta, sui rischi incontrati, sulle lingue parlate, sui vocii della gente d’oggi che “sopra” fa il bagno, e i rumori del mare, si fondono in un’incantevole visita a un limbo della drammaturgia.
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ARMONIE D’ARTE macrotema permanente:
Nuove rotte mediterranee
Declinazione annuale – 2026: APPRODI.
L’ “approdo” è un il senso ultimo auspicato, desiderato, agognato. E laddove, altrove, è il tempo di nuove primavere, di raccolto e tepori, qui è il mostro che si nega. Nel negarsi la tragedia dell’indialogabilità, della deriva delle anime prima che dei corpi, quelle di un’umanità che da sempre aveva compreso la sacralità della fisicità, della restituzione dei figli ai padri, delle madri ai figli e così via in un intreccio interminabile di legami, anche quando il tempo, la lontananza, il silenzio, li cancella.
Nelle nostre nuove rotte mediterranee bisognerà fare i conti con gli approdi mancati, prima che essi, confermando la Storia, diventino ancora una volta spazi di ordinaria ( ahimè) brutalità
Chiara Giordano
ph. Tommaso Le Pera




